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Per spiccare il volo bisogna però farsi conoscere e così, dopo essersi esibiti in diversi locali di Birmingham e al Nashville di Londra, all’inizio del 1980 John e Nick portano uno dei loro nastri ai fratelli Paul e Michael Berrow, proprietari del mitico Rum Runner (ormai solo un ricordo, dopo la riqualificazione urbana che ha trasformato completamente la zona), e ottengono un ingaggio per alcuni concerti. Pur di non lasciarsi sfuggire la grande occasione, John & Co. accettano di svolgere anche altre mansioni per i loro Pigmalioni: Nick diventa disc jockey per 10 sterline a notte, Roger – entrato a far parte del gruppo l’anno precedente – fa il lavapiatti e dopo l’orario di chiusura anche il lavavetri, John si adatta a fare l’usciere. 

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I Berrow sono i primi a credere davvero nelle potenzialità della band e hanno preso in simpatia i “loro” ragazzi, tanto che finiscono per comprare una nuova tastiera a Nick e un nuovo basso a John e a mettere a loro disposizione un ufficio al piano superiore del locale. Con l’arrivo del chitarrista Andy Taylor e del cantante Simon Le Bon i Duran Duran raggiungono finalmente la loro forma definitiva e nel giro di qualche mese si fanno notare come band di supporto durante il tour inglese della cantante Hazel O’Connors – impresa finanziata da Michael Berrow, che per questo progetto ha ipotecato la propria casa per £15,000 - conquistando in questo modo un prezioso contratto con la EMI e l’attenzione della stampa, che comincia a parlare di loro come parte del nascente movimento New Romantic, un po’ per lo stile del loro pop e un po’ per il look fatto di ampie camicie tutte pizzi e merletti, capelli dal colore improbabile e studiato uso del make-up. 
Duran 81.jpg (29477 byte)    I tempi sono maturi per esordire sul mercato discografico: nel febbraio 1981 esce il singolo “Planet Earth”, 12° nella hit parade inglese e addirittura primo in quella australiana, e nel mese di giugno l’album “Duran Duran”, che guadagna il terzo posto in UK e rimane in classifica per 118 settimane, conquistando il disco d’oro e quello d’argento. E, naturalmente, è arrivato anche il momento di testare davanti al pubblico la forza della band, con un lungo tour che attraversa Inghilterra, Europa e Nord America. La Duran-mania non è però ancora esplosa e la EMI pensa bene di mettersi al sicuro investendo nella promozione grandi somme di denaro (per pubblicizzare l’esibizione di settembre in Francia spende ad esempio £9,000 e altre 2,000 ne sborsa per portare le fan dal Rum Runner a Parigi e garantirsi così un discreto pubblico). 
Ma ai cinque ragazzi di Birmingham certi stratagemmi non servono: con la loro musica ed energia conquistano le platee di mezzo mondo, annoverando tra i loro fan personaggi noti come Andy Warhol (un mito per un appassionato d’arte come John!), che al termine del concerto di New York li raggiunge nel backstage per invitarli personalmente ad un party nel suo Studio 54, e perfino Lady Diana dichiarerà che i DD sono la sua band preferita.
Termometro della popolarità dei Duran Duran è il crescente interesse da parte dei media, che dedicano loro copertine e articoli, special radiofonici e servizi televisivi, ma soprattutto l’esaltazione delle fan, paragonabile solo a quella dei primi anni ‘60 per i Beatles: basti pensare che all’inizio del 1982 John viene letteralmente assediato mentre si trova in King’s Road da Ebony, il suo negozio d’abbigliamento preferito, e riesce a tornare a casa solo grazie all’intervento della polizia.  Lady D 82.jpg (29689 byte)
Malgrado il favore delle teenagers rischi di screditarli, i DD ottengono anche i primi riconoscimenti ufficiali, come la nomination per il Miglior Gruppo Emergente ai British Rock & Pop Awards (premio vinto poi dagli Human League). In primavera la band registra“Rio”: dall’album, che raggiunge il 2° posto nella classifica inglese e otterrà l’anno successivo il disco d’oro, sono estratti singoli di grande successo come “Save a Prayer”, “Hungry Like the Wolf” e “Rio”, che scalano le classifiche sia in UK che in USA, mentre qualche mese più tardi alcuni brani remixati vengono inseriti nel mini-album “Carnival”, che conquista le piste delle discoteche americane. Tutto l’anno è scandito dai concerti: il tour attraversa Australia (dove molte date fanno il tutto esaurito), Giappone, USA e Canada (da soli e come supporto alla cantante Blondie), Scandinavia, Europa del Nord e si conclude trionfalmente in Gran Bretagna, con 25 date sold-out (una delle quali, a Birmingham, conta una spettatrice d’eccezione: la madre di John). Il successo, soprattutto quando è tanto improvviso e di così ampia portata, può però essere molto pericoloso e dare alla testa anche ad un ragazzo semplice come JT: che, sotto pressione per l’esigenza di realizzare una hit dopo l’altra a apparire sempre in forma per foto, video e esibizioni, comincia ad avere a volte reazioni incontrollate – ne è prova il pugno sferrato contro una parete di vetro in un attacco d’ira durante il tour – e a condurre una vita sregolata, sperperando con spese folli il denaro guadagnato così in fretta e soprattutto cominciando a fare uso di cocaina, convinto, come racconterà in seguito, che sia una cosa “cool” (a quanto si dice, è proprio per lui che Simon scrive la canzone “Hold Back the Rain”, un chiaro invito a rimettere la testa a posto).

 

 

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