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| Feelings
are good... and other dreams |
Se venti anni fa mi avessero detto che io, proprio io, avrei realizzato
il primo sito web italiano dedicato a John Taylor, e che glielo avrei
pure detto, non ci avrei creduto. E non solo perché all’epoca
internet era un mondo ancora tutto da scoprire. Sebbene infatti già a quel tempo fossi determinata a diventare una giornalista, e questo nella mia ottica (distorta) voleva dire automaticamente avere la possibilità di incontrare i miei idoli, John lo consideravo qualcosa di irraggiungibile. Troppo bello per essere vero. E d’altronde io, figlia di genitori all’antica e per giunta residente in provincia, non avevo mai avuto la possibilità di vederlo da vicino: per me lui era quello che appariva nei 52 poster che tappezzavano la mia stanza, un uomo di carta. |

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| Poi, quando ormai non me lo aspettavo più, un giorno l’ho conosciuto. E’ cominciato tutto il 29 giugno del 2005, quando mi arriva un sms del mio capo che mi chiede se mi va di dare una mano all’ufficio stampa che segue il Live 8: vuol dire starsene tutto il giorno alle prese con fotografi e giornalisti, certo, ma anche a contatto con gli artisti. E chi dovrebbe esserci tra gli artisti? Sì, proprio loro, i Duran Duran! Dopo venti anni di attesa, forse è arrivato il grande momento di conoscerli... Neanche a dirlo, rispondo subito di sì. |
E così, il 2 luglio mi ritrovo al Circo Massimo con al collo un pass che mi permette di andare ovunque. Per miracolo sono riuscita ad ottenere lo stesso lasciapassare per la mia amica Stefania, che è arrivata apposta da Londra, e sono con lei quando, alle 13 circa, ho la visione: John Taylor che scende le scale e si dirige verso di noi. Un tuffo al cuore! Ma allora è vero, è un uomo in carne e ossa (più ossa che carne!)...
E’ una giornata torrida ma io, per l’emozione, non me ne accorgo nemmeno. Né me ne accorgo quando Stefy gli chiede se può farsi una foto con me e lui con la massima disponibilità mi viene vicino e mi cinge la vita per mettersi in posa.
Senza però sorridere, purtroppo, come anche nelle altre tre che, non so
come, riesco a fare quel giorno con lui. |
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| Improvvisamente
non ricordo più una parola di inglese. Ok, non lo parlo da tanto, ma lo
sapevo così bene... e invece ora me ne sto lì, muta come un pesce per tutto il pomeriggio, e l’unica frase che mi esce, tra le tante cose che ho sempre sognato di dirgli, è un commento sul fatto che il mio primo fidanzato gli somigliava... «I don’t believe
it!», mi risponde lui sorridendo, e io ho voglia di sotterrarmi dalla vergogna. Vabbè, andrà meglio la prossima volta. Ma ci sarà una prossima volta? A dicembre i Duran Duran si esibiranno a Londra e io ho già organizzato di andarmene qualche giorno da Stefania per andarli a vedere insieme a lei, ma lì non ho nessun aggancio per andare nel backstage. E poi certe cose succedono una sola volta nella vita... Cinque mesi interminabili, passati a ripassare un po’ l’inglese, ed eccomi all’Earl’s Court, per entrambi i concerti londinesi. Ed è la sera del 22 dicembre che riesco di nuovo ad avvicinarlo, contro ogni ragionevole speranza. Con Stefania e sua sorella Veronica, dopo il concerto raggiungiamo l’area dove si svolge l’after show. Per entrare serve un pass che noi naturalmente non abbiamo, ma non basta questo a scoraggiarci e dopo un po’ riusciamo a trovare il modo per entrare. Ma lui dov’è? Alla fine lo vedo, in camicia nera e completo pantaloni e panciotto grigio perla, che scherza con un paio di persone un po’ in disparte.
Stefania è impegnata in una conversazione con una persona che conosce,
quindi mi porto dietro Veronica e, appena lui fa per allontanarsi, lo
chiamo: «Hello John, do you remember me? I was in the backstage of Live
8...». |
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Lui sembra non ricordare (ma come, quel giorno ti sono stata dietro tutto il pomeriggio...!) e allora continuo: «I was the one who didn’t speak
English...». A questo punto lui (forse) si ricorda: «But you are speaking
English, now!». Ancora due parole, poi lui mi saluta per andare via. Prima, però, riesco a strappargli un’altra foto.
Stavolta gli dico “Smile!” e lui si mette in posa cingendomi la vita con un gran sorriso. Nei momenti topici c’è però sempre qualcosa che non funziona: Veronica prova a scattare ma la macchina fotografica si inceppa e si sblocca solo quando lui è ormai spazientito dall’attesa... risultato: una foto in cui John ha un’espressione contrariata e io ci sono solo a metà!
Acc, non riesco ad aver una foto in cui lui sorride. L’unica cosa è
cercarla in internet. |
| Navigando
sul web con mia cugina Nicoletta, l’8 gennaio ci rendiamo conto che
non esiste un sito italiano dedicato a JT. «Facciamolo noi!», propone lei, e io non me lo faccio ripetere due volte: quella stessa notte buttiamo giù una bozza di come vorremmo il nostro sito, cominciando a progettare la grafica e le varie sezioni, e nel giro di una settimana registriamo il dominio. L’idea conquista anche la mia amica Cristiana, che decide di affiancarci in questa avventura. E così, mentre lei da
un lato traduce dall’inglese parte delle frasi per la pagina “John dice di...” (e per la filmografia) e ci aiuta a reperire materiale fotografico,
dall’altro io e Nicoletta facciamo le ore piccole ogni notte, lei alle prese con il progetto grafico e l’impaginazione
dell'intero sito e io con la stesura di tutti i testi, la ricerca di frasi, la selezione delle immagini e dei link,
il dimensionamento delle foto... un lavoro infinito, ma pieno di
gratificazioni: vedere crescere ogni giorno il sito ripaga di tanta fatica e tante notti insonni!
E che soddisfazione vedere una così massiccia adesione al nostro
progetto! Senza neanche conoscerci, praticamente sulla fiducia, Lidia
Milano, Daniela, Eden, domytaylor, Rita Taylor e Vale Roma non hanno
esitato a inviarci le loro foto, i loro scritti e una grande quantità
di notizie e curiosità di ogni genere, contribuendo in maniera
determinante all'arricchimento del sito. Ma lui lo saprà mai? Il 15 febbraio suonerà alle olimpiadi invernali, è l’occasione per dirglielo. Sempre che riesca ad avvicinarlo di nuovo... L’impresa è ardua perché Torino è blindatissima, ma parto comunque in missione: se anche dovessi fallire nel mio intento, avrò comunque visto un concerto dei Duran Duran, che è anche l’occasione per incontrare finalmente domytaylor, Lidia Milano, Daniela e
Vale Roma (e questa è già una gran cosa!). |
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Ad ogni modo, ancora una volta la fortuna mi assiste: il 16 mattina vado con Carla & co. per un aperitivo all’albergo dove i Duran Duran alloggiano e dopo un po’ John scende nella hall e si ferma con le fan che come noi sono lì ad aspettarlo. Prendere parola mentre tutte cercano di attirare la sua attenzione per dargli un regalo o fargli una foto non è semplice, ma alla fine riesco a dargli un biglietto da visita con il link di feelingsaregood, spiegandogli che è il primo sito italiano dedicato a lui e che sarà online nel giro di qualche giorno
(ahimé, diventerà un mese!). «Fantastic! Thank you», risponde lui mettendosi il biglietto in tasca, e mi saluta con un
incoraggiante «good luck!». Prima che vada via gli strappo l’ennesima foto, stavolta «for the website», ma tanto per cambiare lui non sorride... |
Riuscirò prima o poi a trovare il modo di farmi scattare una foto in cui lui sfoggia il suo meraviglioso sorriso? Lo saprete nella prossima puntata...
Donatella
(23/03/2006) |

| Il
giorno più bello nella vita di una duraniana |
È tanto che non scrivo qualcosa in questo diario, ma ora è arrivato il momento di tornare a confidare su queste pagine web i miei pensieri più intimi. Oggi infatti lavoro come supporto all’ufficio stampa del Cornetto Free Music Festival e la mente non può non andare all’edizione dell’anno scorso, quando mi sono ritrovata in prima fila, proprio davanti a
JT, a cantare incredula le vecchie canzoni dei DD. Ma oggi è anche il 2 luglio e questo vuol dire che è passato un anno esatto dal Live8: 12 mesi da quando ho conosciuto personalmente John!!! Il solo pensiero di quella giornata mi fa ancora sognare e per questo voglio condividerne il ricordo, che già qualche tempo fa ho pubblicato su un altro sito sui Duran, con chi può meglio comprendere le mie
emozioni. La partecipazione dei Fab Five al Live8 di Roma era stata in forse fino all’ultimo momento: se ne parlava, è vero, ma se da una parte Roger il giorno del Cornetto Free Music Festival, 19 giugno 2005, aveva dato per certa la loro presenza, John subito dopo aveva smentito la notizia. Proprio il 2 luglio avrebbero infatti dovuto suonare in Danimarca e il dono dell’ubiquità, ahimé, i nostri beniamini non ce l’hanno. Per giunta, una settimana prima del grande evento la loro conferma ancora non era arrivata, tanto che in una prima conferenza stampa nessuno aveva osato fare il loro nome. Uhm, brutto segno... Però in fondo me lo sentivo che non era detta l’ultima parola: magari era solo troppo presto, magari stavano cercando di organizzarsi per poterci essere senza dover per questo disdire la data danese... |
| Un sottile filo di speranza mi aveva spinto ad attivarmi comunque per cercare di ottenere i pass stampa per me e per Stefania che da Londra, dove vive, nonostante la mancanza di certezze aveva ugualmente prenotato l’aereo per Roma: una pazzia, visto che il volo costa tantissimo e per problemi di lavoro sarebbe potuta rimanere solo la giornata di sabato, «ma per loro questo e altro!» era stato il suo commento.
Man mano che il gran giorno si avvicinava, qualche barlume di speranza: alcuni siti web cominciavano a scrivere che, risolte le difficoltà iniziali, i Duran Duran sarebbero stati al Live8, che si sarebbero esibiti per primi per poi volare in Danimarca e che avrebbero cantato quattro o cinque brani, per la precisione
“Sunrise”, “Save a prayer”, “Ordinary world”, “Rio” e “A view to a
kill”. Notizie attendibili o pura fantasia? |
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| Niente di ufficiale fino alla fine di giugno quando, in una seconda conferenza stampa, sono stati finalmente comunicati i nomi di tutti gli artisti partecipanti... e stavolta nella lista c’erano anche loro! Al settimo cielo, ho scritto immediatamente un sms a Stefania per darle la grande news e abbiamo cominciato a fare progetti per il grande giorno. Ma nessuna delle due avrebbe mai potuto immaginare come sarebbero andate le cose.
A cambiare il corso degli eventi è bastato un sms arrivato mentre me ne stavo in spiaggia, il 29 giugno, a godermi una giornata di riposo visto che a Roma nella festa di San Pietro e Paolo si ferma tutto. Mittente: l’ufficio stampa del Live8. Testo: un’offerta di collaborazione proprio in occasione del mega concerto in favore dell’Africa. Tachicardia!!! È un colpo di sole o davvero mi hanno chiesto di lavorare per loro?!? Confesso di aver avuto un attimo di esitazione (e se poi non riesco a gustarmi l’esibizione dei
DD?!?) ma poi qualcosa mi ha spinto ad accettare. E non me ne sono mai pentita. Quando infatti, la sera prima del concerto, mi è stato consegnato il pass con su scritto in bella evidenza “All
areas”, allora ho cominciato a rendermi conto di cosa sarebbe potuto accadere.
Mancava ora da sistemare Stefania, che DOVEVA essere al mio fianco. Più facile del previsto: terminati i pass destinati ai giornalisti, per accontentarmi quelli dell’ufficio stampa hanno pensato bene di farle fare un pass proprio come il mio. Identico. Con la stessa, fantastica scritta. Risultato: quando la mattina dopo lei l’ha visto, momenti mi collassa davanti. E non certo per il caldo torrido. |
| La nostra avventura comincia il 2 luglio 2005 qualche minuto prima delle 14.00, al Circo Massimo, nell’area adiacente al palco. Abbiamo già fatto un bel giro di perlustrazione ma non abbiamo notato nulla di interessante, così ci siamo fermate un momento all’ombra a chiacchierare e io sto raccontando a Stefy che il mio primo ragazzo somigliava in maniera impressionante a John Taylor quando lei, guardando alle mie spalle, esclama con naturalezza: «John... c’è John!».
COOOSA?!? No, non è possibile, sta scherzando... mi volto incredula, quasi titubante, e lo vedo: altissimo, magro, bello come il sole, con un cappello di paglia in testa, jeans e camicia blu, che scende i gradini del padiglione dove si trovano i camerini... UNA VISIONE!!! |
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| Stefania come se niente fosse gli va incontro, lo saluta dicendogli che non credeva fossero già lì e lui le risponde che sono arrivati in anticipo per provare ma ancora non è il loro turno malgrado il concerto stia ormai per cominciare.
Io sono inebetita, improvvisamente non ricordo una parola di inglese e
mi limito a guardarmelo sorridendo, senza riuscire a parlare. E sì che sono abituata a incontrare personaggi dello spettacolo... ma quello lì è John Taylor, e non è esattamente la stessa cosa. Per fortuna c’è Stefania che, un po’ per la padronanza della lingua e un po’ perché il suo cuore batte solo per Simon, gli chiede con noncuranza se può farsi fare una foto con me. No
problem, JT è disponibilissimo – malgrado si veda lontano un miglio che è irritato per questa storia delle mancate prove – e riesco a farmi scattare non una ma ben quattro foto con lui (oddio mi sta cingendo la vita, e chi la lava più la maglietta?!?). |
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Quando ci saluta e si allontana, Stefania senza esitazione prende a seguirlo, sperando di imbattersi in Simon, e mi sprona a fare altrettanto. E infatti un attimo dopo ci troviamo davanti Mr. Le Bon, in jeans e T-shirt bianca stampata. Adesso Stefy non è più così disinvolta e ancora meno lo è quando, dopo esserci fatte le foto anche con lui, Simon comincia a sorriderle sornione e ad ammiccare. Io me ne rimango invece in disparte, a guardare sognante John che – ahimé - non la smette più di parlare al telefonino. Nel frattempo si sono fatte le 14.30, il concerto sta per iniziare e, lasciata Stefy nell’area camerini, scappo a malincuore nella sala stampa per capire cosa devo fare.
Per un’ora e più mi tocca stare dietro ai fotografi per controllare che rispettino le disposizioni degli organizzatori ma prima delle 16.00, quando capisco |
| che è quasi il momento dei Fab
Five, riesco a defilarmi e torno nel backstage: loro sono pronti ad andare in scena e grazie al nostro miracoloso pass riusciamo a seguirli perfino nel retro del palco. |
Vi rendete conto?!? Sul palco con i
DD!!! Da lì però non si vede bene e allora di corsa giù per cercare una visuale migliore dall’altro lato.
Qualche parola di Simon sulle finalità del concerto e poi si comincia.
“Sunrise”, “Save a prayer”, “Ordinary world” – come indicato su internet – e poi, inaspettatamente, “Wild
boys”. Il pubblico canta, urla, applaude. Ma la performance dura appena venti minuti, troppo pochi per chi è venuto al Circo Massimo solo per loro. Noi però siamo privilegiate e possiamo continuare a goderceli dietro le quinte, almeno finché non li verranno a prendere per accompagnarli all’aeroporto. E visto che non riusciamo a scoprire a che ora dovranno partire, ce ne rimaniamo impalate lì senza allontanarci neanche per un attimo. |
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Loro tra un tramezzino e una birra rilasciano interviste, si fanno fotografare con quei pochi, fortunati fan che chissà come sono riusciti a penetrare nel backstage, dispensano sorrisi e autografi. Tutti tranne John, che continua ad essere ombroso e anzi adesso lo è ancora di più, irritato dal fatto che le basi utilizzate durante il concerto non erano perfette... così diverso da Simon che invece, tutto allegro e sorridente, si avvicina spontaneamente a noi per farsi fotografare e continua a flirtare con Stefania, che ormai cammina a mezz’aria dalla felicità, arrivando perfino a prenderle mani nelle sue con mossa furtiva (e qui lei momenti mi sviene!)... Di nuovo incollato al telefonino, John invece non trova pace, entra e esce dal camerino, se ne rimane in disparte. Prima che vadano via, però, grazie a Stefy che mi fa da interprete (niente da fare, ho la mente completamente annebbiata e senza di lei mi sento persa!) riesco a stringergli la mano e a salutarlo, ma il cervello mi va in tilt e, presa dalla foga di dirgli qualcosa, me ne esco con la prima frase che mi passa per la testa: «my first boyfriend was your copy»... che vergogna, quando mi rendo conto di cosa ho detto mi viene voglia di sparire!! Però in questo modo riesco a strappargli uno dei rari sorrisi della giornata, mentre mi risponde «I
don’t believe it!». Ma ogni cosa bella, si sa, prima o poi finisce. E così, qualche minuto prima delle 17.00, i Fab Five prendono i bagagli e si avviano verso la monovolume che li porterà all’aeroporto. Un ultimo sorriso, un saluto con la mano e poi via, verso
Ciampino, per volare in Danimarca. Mentre noi, al Circo Massimo, già rimpiangiamo i momenti passati con loro, sospirando sconsolate al pensiero che un’occasione del genere non si ripeterà probabilmente mai più. Con l’unica consolazione di avere scattato un’infinità di foto, per ricordarci per sempre quello che Stefania ha definito molto semplicemente “il giorno più bello nella vita di una
duraniana”.
Donatella
(02/07/2006) |

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