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The
Taylor Tales - (Part One) - Girls
in Ossington St. |
Uno come lui o si ama, o si è pazze.
Io sono rimasta folgorata a 14 anni, mentre lui sfiorava il palco dell’ARISTON con il suo cappottone e quel basso così sensuale.
Era il 1987, e SKIN TRADE mi ha catapultata nel mondo dei Duran Duran.
Nel 1985 non sapevo quasi chi fossero, ed ero troppo bambina perché me ne importasse qualcosa.
Ma da quel momento, LUI è diventata la mia piacevole ossessione. Da quel 1987 al momento in cui per la prima volta me lo sono trovato davanti e ho avuto la possibilità di parlare con lui, sono passati 16 anni.
Una vita. Certo, di concerti ne ho visti, ma non avevo amici duraniani, non sapevo né come né dove andare a cercarlo – la primissima volta che sono stata a Londra mi sono infilata da Harrod’s nella speranza che ci entrasse a comprare qualcosa di costosissimo! - , quindi il John che mi potevo permettere era quel semidio che faceva di un palco un angolo di paradiso.
E non esagero. Poi mi sono per così dire data una svegliata: ho cominciato a contattare ragazze con la mia stessa passione, e da lì sono saltate fuori, una ad una, alcune delle amicizie più solide della mia vita…
Lidia, Daniela, Antonio, Laura, Germana, Antonella, Patty, Sara, Valeria, Michela… E anni dopo Roberta,
Giancarlo,Stefy…E molti altri ancora.
E ho trovato il grande amore, Stefano, duraniano messo peggio di me e per di più col pallino del
Taylor. Ste canta nei RIO , una cover band dei Duran, ed è bravissimo. Questa premessa era necessaria, perché senza parlare di queste persone non ha senso nemmeno raccontare quello che sto per raccontare.
LONDRA, ESTATE 1997
Ce la dovevamo fare.
Patty, Valeria, Michela, Ilenia, Cinzia e io.
Meta: vedere i Duran ,parlare con loro, fare delle foto…
Con Simon andavamo sul sicuro, era agosto e sapevamo che era a casa per il compleanno di
Amber.
Visto Simon (su cui, con tutto il rispetto e l’adorazione, sorvolo perché il sito è su e per John) e fatte le dovute foto, toccava a John.
Di lui sapevamo che… non era lì.
Era a Los Angeles, California, che tradotto voleva dire lontanissimo.
Ma almeno vedere la vecchia casa di Ossington Street, zona Notting Hill, dove aveva vissuto con Atlanta e l’odiatissima Amanda…
Quello lo potevamo fare.
E così abbiamo fatto.
Eccoci lì, ad adorare una porta da cui lui era passato migliaia di volte…
Eccoci lì un po’ tristi e malinconiche, a dirci “Che bello quando John era ancora nei Duran…”.
Qualcuno ha notato la nostra aria sognante/desolata: dei muratori che… stavano ristrutturando la casa di John, probabilmente per prepararla ai nuovi inquilini.
La faccio breve: ci hanno fatte entrare.
Forse non si rendevano bene conto di cosa ci stavano offrendo: una possibilità mai concessa ad altri.
CASA DI JOHN.
Va bene, lui non era lì, ma c’era stato.
Tracce di lui.
OVUNQUE.
Vecchie foto dimenticate (e subito arraffate), la locandina di un film di Amanda
(BLEAH), che lui doveva aver “dimenticato”, disegni della allora piccola Atlanta attaccati ai muri…
Lui era stato lì, aveva vissuto, amato, pianto, mangiato, bevuto, dormito esattamente dove noi stavamo vagando incredule.
I muratori ci guardavano e ridevano, e non si spiegavano tanto interesse, anche se avevamo raccontato loro di John e del suo ruolo nella nostra vita.
Abbiamo proseguito con nostro tour, fotografando tutto come delle turiste giapponesi, sedendoci sul suo letto, tenendo fra le mani un plettro dimenticato (ma i muratori non ce lo hanno fatto portare via, magari se lo sono rivenduto…), immaginando come potesse essere la vita di John in quella casa…
Io, poi, l’ho fatta grossa.
In ogni casa che si rispetti, ci deve essere un bagno.
E un … wc. (Che non sono le iniziali di un chitarrista con la testa rasata e tendenze alla pornografia)
E io, su quel water, mi ci sono seduta, e Valeria mi ha fotografata!
Ero vestita, sia ben chiaro!
E a quella foto, a quel bagno sono e sarò sempre grata: non solo perché è stata un’impresa storica, ma soprattutto perché, grazie a quella foto, quello che cinque anni dopo sarebbe diventato il mio duranianissimo e taylorianissimo fidanzato si è preso una cotta per me…
Ma questa è un’altra storia, che troverà spazio in uno dei prossimi TAYLOR
TALES!
Ciao a tutti!
Eden
(18/02/2006) |
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The
Taylor Tales - (Part Two) - Play
that fucking bass, Eden! |
Siamo al 1998, e questa volta decido di andare esattamente là dove John si trovava quando a Londra ho avuto l’onore di infilarmi in una fetta della sua vita…
LOS ANGELES, CALIFORNIA, STATI UNITI.
Mai stata oltreoceano, e mai con tre uomini!
Mio fratello Marco ,mio cugino Andrea e il “quasi cugino” Paolo mi hanno fatto da (meravigliosi) cavalieri in questo viaggio.
Prima di Los Angeles abbiamo amato l’Alaska, poi San Francisco.
Sorvolo sulla bellezza straordinaria di quanto ho visto e sempre mi porterò nel cuore, e passo alla mia seconda e quanto mai allucinante avventura.
Corrono i tempi in cui John sforna pezzi tutti suoi per la B5 RECORDS, la sua B5
RECORDS, che gestisce con Hein Hoven.
Sono i tempi del suo tentativo di sganciarsi dai Duran , ai quali, grazie al cielo, rimane invece sempre legato.
Sono i tempi in cui, sciocca, mi sembra che John sia più John senza gli altri, forse perché la mia adorazione mi porta a pensare che la sofferenza che lo ha spinto ad allontanarsi dal gruppo debba essere in qualche modo e a tutti i costi guarita, pazienza se questo vuol dire divisione dai DD…
Comunque sono a LOS ANGELES.
Più precisamente a Santa Monica, con i suoi tramonti meravigliosi.
La sede della B5 è sulla Third Street Promenade, precisamente al 1436 ½: solo in America potrebbero esserci dei numeri e mezzo…
Ma io devo trovarlo, o non sarei in grado di tornare a casa e di guardare in faccia le mie amiche
tayloriane.
I miei tre moschettieri, ormai rassegnati alle mie follie, sono rimasti in albergo – vicinissimo alla Promenade – a rilassarsi, mentre io, armata di macchina fotografica, sono partita alla ricerca di un'altra scheggia di John
Taylor.
Che non sia a L.A. lo so, me lo hanno detto amiche meglio informate, ma qualcosa devo portare a casa lo stesso.
Le amiche ben informate mi avevano avvertita: “Non aspettarti chissà che, la B5 è un buco! Le foto parlano chiaro!”, ma a me non importa.
Quando però, gira e rigira, la trovo, questa B5 mi strappa una risatina…
Sembra un posto dimenticato da Dio, e il contrasto con il resto della Promenade, piena di negozi e di bella gente (più avanti incontreremo Carol Alt!) è schiacciante.
Ma non mi importa: JOHN CREA LI’!
Quindi, tanto dimenticato da Dio, quel posto non sarà.
Bene, adesso sono qui.
And now?
Cosa si fa davanti alla B5 sapendo che John non c’è?
Si fa qualche foto, e se si ha fortuna, qualcosa poi succede.
Succede.
Arriva un tizio, a torso nudo, con un cappello da cowboy in testa e una maglietta buttata alla meno peggio sulla spalla.
Mi chiede cosa faccio lì, e io gli spiego che voglio vedere dove lavora John
Taylor, e gli chiedo se lo conosce.
Il tizio, con un gesto teatrale, si infila la maglietta che ha in spalla: una ben nota t-shirt bianca, con davanti una croce rossa e sopra scritto
TERRORISTEN.
“You know, I work with him.”
OH MY GOD, WHAT’S THIS?
Tirandosela un tantino mi spiega che John non è lì, che sarà in Inghilterra per circa una settimana.
John, giochiamo ai “quattro cantoni”?
Un anno fa io a Londra e tu a Los Angeles, adesso io a Los Angeles e tu in Inghilterra?
Ma a LUI si perdona tutto.
Anche di non esserci.
Chiedo al tipo di farmi un paio di foto davanti alla B5, gliene faccio una giusto per farlo sentire la star che non è, e me ne vado.
Ma ci torno, eccome se ci torno!
Dopo cena voglio che i tre baldi uomini vedano dove sono nati i pezzi di John che adoro.
Sono le 23 circa, e, accidenti, c’è una luce accesa.
La porta è semi aperta.
Mi tremano le gambe, il mio coraggio se ne va, e imploro i ragazzi di accendere la macchina a noleggio e di filare dritti in albergo.
Ma Paolo, a cui sarò grata a vita, non accende il motore.
Intanto ecco spuntare un uomo coi capelli gialli e la sigaretta tra le dita.
Paolo scende dalla macchina, si avvicina al tizio.
Sembra cordiale, e Paolo non si lascia scappare l’occasione di sfoderare il suo ottimo inglese e dire al tizio coi capelli pannocchia: “You see that girl over
there? She’s mad about John Taylor!”.
Io vorrei smolecolarmi e sparire.
Il tizio sembra divertito, mi fa cenno di avvicinarmi.
Mi presento, e poi… FIGURACCIA IN AGGUATO.
Chiedo al tizio una cosa del tipo “Do you work with John? What’s your
name?”.
Sembra scioccato e un filo contrariato quando mi risponde: “I’m Hein!”
Lo guardo e vorrei essere più piccola di una molecola.
“HEIN HOVEN!”, esclamo, e lui sembra rincuorato, come a dire “Ma allora chi sono lo sa!”
Sono lì, a Los Angeles, col socio “FIFTY FIFTY “ di John.
Hein mette a serissimo rischio la mia salute mentale: “You wanna come in?”.
Come in.
In quel frangente sempre più ai confini della realtà COME IN vuol dire entrare nella tana creativa di John
Taylor.
Ed eccomi lì…
Un divanetto, una copertina di Feelings are good and other lies incorniciata, una scrivania, un calendario appeso sopra.
Mi guardo attorno, cerco di captare il suo odore, di immaginarlo ridere e scherzare con Hein…
I miei pensieri vorticano, e rischiano di azzerarsi quando Hein spunta da dietro una porta con… un basso.
Un basso suo, uno dei Fucking basses che John ha suonato mille e mille volte.
Un Pedulla fucsia metallizzato.
Hein mi spiega l’ovvio, il basso è di John.
Me lo piazza in mano e mi chiede “You wanna play it? You can take a
picture!”
Farmi fare una foto mentre suono il basso di John.
Parolaccia: non ho la macchina.
Hein non si scompone, “You can come back another day! Even tomorrow!”
Lo ringrazio e mi spingo oltre.
“What about John?”
Hein mi mostra il calendario: sul 31 agosto c’è una noticina: “John is back”.
Salutiamo e ringraziamo Hein, e usciamo.
E’il 26, e il 29 noi dovremmo partire alla volta di Las Vegas, ultima tappa del nostro viaggio.
I ragazzi mi guardano, e senza che passi più di un minuto mi dicono “Dai, si parte il 1° settembre, ormai sei arrivata fin qui…! Tanto a Las Vegas ci sono solo i casino, bastano 3 giorni per sbancarli, no?”.
Che dire di tre uomini così?
Perle rare.
Il 31 si avvicina discreto, e intanto ho il tempo di vagare per Los Angeles, Hollywood, gli Universal
Studios, Disneyland, Venice Beach…
Ma poi ci siamo, eccola lì la mattina del 31 agosto.
Mi sveglio all’alba senza la minima idea di cosa fare.
Lui torna oggi è il “mantra” che mi rimbomba nella testa.
Sono le 9.30 quando arrivo davanti alla B5.
Mi sento sola, solissima.
E ho pochissimo coraggio.
E se lui arriva e si storta nel vedere una fan, seppure sparuta e solitaria, ad aspettarlo armata di macchina fotografica?
Non so che darei per avere lì con me le ragazze che condividono la mia stessa follia, o i miei amici Duran Addict con cui chiacchierare…
E invece ci sono solo io, io e qualche macchina che passa di lì facendomi ogni volta annodare lo stomaco.
Sarà troppo presto?
A che ora sarà mai tornato da Londra?
E se quel 31 segnato sul calendario vuol dire che John oggi torna ma non necessariamente che passa dalla B5?
Troppe, veramente troppe domande.
E le risposte arrivano circa un’ora dopo, insieme alla jeep guidata da
Hein.
Ho il cuore a mille.
Hein si ricorda di me, e anche se sembra meno gioviale della volta scorsa, è sempre gentile.
Anche quando mi dice che… John torna mercoledì.
Mercoledì 2 settembre.
E noi domani dobbiamo partire.
Per qualche folle minuto accarezzo l’idea di restare a Los Angeles e di raggiungere i tre ragazzi in aereo…
Poi decido che non ha senso.
Chi mi garantisce che davvero John torni il 2 settembre?
Vale la pena rischiare di perdermi una fetta di viaggio che nessuno mi darà mai più, con tre persone che per me hanno fatto tanto?
Due a zero per te, John.
Ti ho di nuovo sfiorato, sono di nuovo entrata nella tua vita, l’ho toccata con mano, ma tu non c’eri.
So che un giorno te lo dirò, che sei importante.
Ma non oggi, non a Los Angeles.
So che accadrà, e che da qui non partirò comunque a mani vuote.
E allora ricordo a Hein la foto che mi aveva promesso, e me ne scatta due.
Con quel basso magnifico di nuovo tra le mani.
E la maglietta con scritto HARD ROCK CAFE’, LOS ANGELES a ricordarmi uno dei momenti più eccitanti della mia vita.
Eden
(22/02/2006) |
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The
Taylor Tales - (Part Three) - A juicy night in Florence |
Una promessa è una promessa.
E io, in quella casa di Londra e in quello studio a Los Angeles, avevo promesso che prima o poi John lo avrei visto, ci avrei parlato, lo avrei ringraziato per tutto quello che mi aveva dato senza nemmeno sapere chi fossi.
L’avevo promesso a me, ma per me valeva lo stesso.
Quando poi mi sono innamorata di Stefano, che a “taylorite” è messo quasi peggio di me, anche se sotto un altro aspetto, ce lo siamo promessi a vicenda: “DOBBIAMO INCONTRARE IL TAYLOR, E DIRGLI GRAZIE PER AVERCI FATTI INCONTRARE”.
Anche Ste, come me, non era mai riuscito a vederlo da vicino, concerti a parte…
Quindi la promessa adesso valeva doppio.
A volte la fortuna non bussa alla tua porta per secoli, altre volte ti passa vicina senza che tu te ne renda conto, altre ancora ti cade in braccio.
Nella primavera del 2003 mi è caduta in braccio sotto forma di un party per la JUICY COUTURE, la linea di moda creata dalla fortunatissima signora Gela Nash, da qualche anno Gela Taylor…
In occasione delle sfilate per PITTI UOMO, Madame Taylor doveva andare a Firenze per presentare la suddetta linea di moda maschile, e si sarebbe portata dietro il marito, che a sua volta si sarebbe portato dietro i compari Duran Duran, che a loro volta si sarebbero portati dietro le consorti o fidanzate.
I Duran, tutti e 5 dopo secoli, in Italia.
A una festa.
Un po’ di promozione per il gruppo riunito e in procinto di partire per un tour in cui avrebbero presentato qualche pezzo nuovo, e un’occasione per noi di vederli da vicino.
Vicinissimo.
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Una nostra amica, Roberta, che non finirò mai di ringraziare, era stata incaricata di organizzare la festa per la Juicy e la permanenza dei Duran Duran a Firenze, con albergo, feste, macchine e tutto quello che serviva per far sentire Simon e co. a proprio agio…
Come organizzatrice della festa in cui sarebbero stati presentati i modelli della linea maschile Juicy, Roberta poteva invitare qualcuno…
E in mezzo ai qualcuno invitati da Roberta, c’eravamo anche io e Ste.
Lidia, Valeria, Daniela, Fulvia, Giancarlo e tante altre persone, quella sera, sarebbero state parte di qualcosa fino a quel momento solo immaginata.
E avrebbero fatto gli auguri di buon compleanno a John Taylor.
Non l’ho ancora detto?
La festa era una festa doppia… Appositamente organizzata il 20 giugno. |
Roberta, una TAYLOR-SIDE come noi, ci ha chiesto solo due cose: di essere particolarmente eleganti e di non essere spudoratamente duraniani, perché quella era una festa seria, di “un certo livello”, e non si doveva capire subito che eravamo dei fan....
In teoria la festa era per la JUICY…
Lei per prima doveva “soffrire”, nascondere il cuore che batteva per John… Non riesco a immaginare la fatica che deve avere fatto!!
Io non sono abituata alle feste “di un certo livello”, detesto mettermi troppo in ghingheri, ma vi assicuro che per vedere John da vicino, e per di più col mio Ste accanto come promesso, mi sarei persino vestita da sposa!
In quel caso, un tubino nero, con la schiena scoperta.
Ste era elegantissimo nel suo completo nero.
Una coppia di Duraniani in ghingheri.
Nervosi a mille.
Gli altri non erano messi meglio di noi quanto ad agitazione.
Eccoci lì, davanti al negozio LUISA VIA ROMA, dove di lì a pochissimo avremmo visto i Duran Duran.
Roberta ci aveva consegnato gli inviti, lei sarebbe arrivata più tardi…
Con LORO.
Noi eravamo nel negozio, tesi come corde da bucato senza panni sopra, circondati da gente elegante e gente con delle mises un po’ di dubbio gusto, bicchieri, luci, musica, sorrisi da copertina, modelli in Juicy, e vestiti ovunque.
Una premessa: ho sempre odiato la canzone “Sexy Boy” degli AIR.
Dopo qualche giro per il negozio, sempre all’erta nel caso fossero comparsi i Duran, continuavamo a ripeterci “Tra un po’ arriva John, ti rendi conto che tra un po’ arriva John?!”.
Finché John non è arrivato davvero.
Roberta me lo aveva preannunciato con una telefonata poco prima..
“Dove siete? Io tra poco arrivo coi Duran.”
Da quella telefonata all’ingresso dei Duran sono passati dieci, interminabili, minuti. |
Poi, eccolo.
Un sorriso che cammina.
THE WALKING SMILE, come l’ho sempre chiamato io…
Eccolo lì, sempre più vicino a noi.
Un completo a righine nere su sfondo oliva, con sotto una maglia Juicy identica a quella della moglie, solo di un colore
diverso.
Devo essere onesta: il vestito sono andata a guardarmelo adesso sulle foto della rivista “CHI”, perché di quella sera mi è rimasto impresso solo il suo sorriso.
Quello e i suoi capelli biondi, con le mèches.
Io e Ste eravamo su un’altra orbita, incapaci di dire qualsiasi cosa.
Poi, eccolo lì, a un metro da noi.
Io ero mezza appoggiata addosso a qualcuno, e tenevo la mano di Ste.
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“Happy Birthday!”.
Ecco le prime parole che ho detto a John Taylor.
Le sole che ho potuto dirgli quella sera.
Non sapendo che non sarebbero state le ultime, in quegli auguri ci ho messo la mia adolescenza (che per certi versi non finirà mai), le mie lacrime ai concerti, le ore intere passate a sognare di sposarlo e di avere dei figli da lui, i diari pieni di sue foto, il dolore bruciante del primo concerto senza di lui al basso, le sue canzoni, il mio incontro con l’uomo della mia vita, e un GRAZIE per avermi dato tutte le emozioni che mi si sono tatuate
addosso.Lui non ha sentito niente di tutto questo, e gli è arrivato solo il mio “HAPPY BIRTHDAY!”, ma andava bene lo stesso.
Avevo mantenuto la mia promessa.
John ha continuato il suo tour nel bagno di folla che gli faceva gli auguri, mentre io e Ste cercavamo di riprenderci.
“Chissà dov’è Simon… Non l’ho mica visto, ancora!”, ho detto io, col cuore ancora a mille.
Daniela mi ha guardata ridendo.
“Come non l’hai visto?! Ci eri appoggiata addosso!!”
NO COMMENT.
La serata è proseguita con gli occhi spalancati e grati per tanta duranità.
John, Simon, Nick, Andy e Roger tutti insieme.
Eccoli lì a ridere, bere, parlare tra loro, con le mogli, con la gente.
I nostri occhi erano quasi solo per John, però.
A un certo punto è partita “Sexy Boy”.
E all’improvviso non l’ho odiata più.
Eden
(24/04/2006) |
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The
Taylor Tales - (Part Four) - The last (?) Taylor Tale |
Che i Duran Duran portassero lontano l’avevo sempre pensato e saputo, ma non mi sarei mai aspettata di andare in un altro continente…
Nemmeno quando io e Ste ci siamo ripromessi che “Ovunque sia la prima data della band riunita nella formazione originale noi ci saremo!” avrei immaginato che sarei finita in Giappone…
Beh, invece è stato così.
È notte fondissima quando il telefono di casa squilla.
Mi alzo con immagini nefaste nella testa, “Chi diavolo mai chiamerebbe nel cuore della notte se non per annunciare una disgrazia?!”.
Invece, Gianca.
Al secolo Giancarlo Punzi, l’altra metà del compattissimo duo Ste&Gianca, duraniano fino al midollo come noi.
Sollievo immediato.
Non è morto nessuno.
“Anna, scusa l’ora, ma non potevo aspettare. Chiama Ste, venite al telefono tutti e due.”
Ste, ormai sveglio come un gatto a caccia di topi, arriva in meno di tre secondi.
Riecco Gianca che annuncia solenne: “7 luglio, OSAKA. 8 Luglio, FUKUOKA.
10 Luglio, NAGOYA. 11 e 12 Luglio, TOKYO. RAGAZZI, I DURAN IN TOUR. Ci andiamo, vero?”
Beh, da quel momento (era il 24 aprile 2003) al giorno della partenza il 6 luglio dello stesso anno, ne sono successe di cose.
Valeria, che doveva venire con noi, non è potuta venire.
Non sono stata comunque la sola donna ad approdare in Giappone, perché la mitica “tour operator” Lidia si è aggiunta di buon grado alla Duran Brigade. |
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Grazie a Lidia siamo riusciti a prendere i biglietti per i concerti di Osaka, Nagoya e Tokyo.
Abbiamo scartato Fukuoka perché sarebbe costato troppo in viaggi… Ma tre concerti (il secondo biglietto per Tokyo lo avremmo preso sul posto) ci sembravano un buon bottino…
Senza contare che avremmo visto il Giappone!
Alt, un momento: non ho mica detto come ha fatto Lidia a trovare i biglietti….
Una cosuccia semplicissima: ha contattato l’ambasciata italiana in Giappone, e il signor Gian Nico Letter ci ha spedito i biglietti...
Osaka July 07, 2003 Jo Hall celo …
Fukuoka July 08, 2003 Zepp manca…
Nagoya July 10, 2003 Century Hall celo…
Tokyo July 11, 2003 Budokan celo…
Tokyo July 12, 2003 Budokan celo…
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Si parteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!
Beh, anche se questo è un sito dedicato a John, non posso non raccontare l’emozione provata vedere per la prima volta tutti e cinque i Duran insieme…
Eccoci davanti all’OSAKA JO – HALL, il 7 luglio.
A pochi passi da loro….
Tremavo, e tremo adesso al pensiero di loro cinque che salgono sul palco in una nebbiolina leggera, e restano lì davanti a noi con le braccia dietro la schiena…
E poi l’elicottero di FRIENDS OF MINE…
Essere in Giappone, a migliaia di chilometri da casa, e al tempo stesso a pochi metri da loro era quasi troppo.
Non sapevamo che il TROPPO sarebbe arrivato il 10 luglio, a Nagoya.
Secondo concerto dei Duran, seconda emozione, seconda volta che sentivamo SUNRISE, WHAT HAPPENS TOMORROW, VIRUS e STILL BREATHING, che circa un anno dopo sarebbero diventate una bomba a orologeria per chi, come noi, aspettava da tanto tempo il rientro in grande stile dei mitici.
A dire il vero per noi non se ne erano mai andati, ma quello che ASTRONAUT avrebbe significato in termini di impatto sul pubblico che un po’ si era dimenticato di loro…
Sto divagando.
Fine del concerto di Nagoya, e grande fuga in taxi verso la stazione dei treni, perché quello per Tokyo partiva di lì a poco.
Nella fretta dimentico l’ombrello comprato poche ore prima…
Arriviamo di corsa, e io e Ste ci piazziamo subito sul treno.
Ho già appoggiato la mia maglia a righe bianche e rosse (ops, ce l’ho addosso proprio adesso!) sul sedile e Ste si è già accomodato quando arriva Gianca trafelato, prossimo a un coccolone.
“Ragazzi, scendete, presto! I Duran prendono il NOZOMI per Tokyo alle 22.10!”
Prendere il NOZOMI, il treno più veloce del Giappone nonché secondo treno più veloce al mondo, voleva dire tirare fuori circa cento euro, senza contare che il biglietto per il treno su cui eravamo già saliti era già stato pagato… |
MA CHI SE NE FREGA!!!
Scendiamo con il cuore fra i denti, e ci piazziamo sul binario del NOZOMI, dopo esserci armati di biglietto.
Non siamo i soli ad aspettarli, come era facile immaginare.
Gianca e Lidia hanno saputo del Nozomi da un gruppo di ragazze giapponesi che sembrano uscite da una puntata de L’incantevole Creamy. Le hanno conosciute al
concerto.
Minuti di attesa che sembrano ore, poi giorni, poi secondi.
Eccoli lì.
O meglio, eccoLO lì.
Con un cappellaccio in testa e l’aria visibilmente stanca ma felice come chi ha appena suonato alla Century Hall e ha visto il delirio.
Un delirio di quelli che non si dimenticano. |
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Vede quattro facce con gli
occhi non a mandorla, e si fa largo tra la folla.
Per parlare con noi.
E’ lui davvero.
È John, e io qualcosa gliela devo dire.
O per tutta la vita rimpiangerò il momento, e mi sentirò una cretina che è andata fino in Giappone giocandosi ogni altro tipo di vacanza per due anni per poi fare scena muta che neanche l’esame di trigonometria.
John riconosce Lidia, le sorride.
Saluta anche noi, e subito ci chiede se siamo stati anche a Fukuoka.
Gli diciamo che, purtroppo, quello ce lo siamo perso, ma lui è contento lo stesso.
Arriva il momento degli autografi, e gli chiedo di firmarlo proprio sul libretto con scritto CHOOSE JUICY che ci era stato dato al party di Firenze, e con la penna della stessa marca.
Gli faccio notare la penna, e lui sorride e mi dice che “And that is
the book!”. |
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Sto parlando con John.
Ste è accanto a me, e io sto parlando con John.
Glielo dico?
Lo aspetto da quindici anni, questo momento.
Dài che glielo dico.
“John, THANK YOU. Thank you for your music… We fell in love thanks to you….”, e gli indico Ste, che a sua volta gli ripete le stesse cose.
Lui ci fa un sorriso sciogli-ghiacciaio e ci dice “I’M HAPPY FOR YOU, GOOD LUCK!”
È felice per noi e ci augura buona fortuna.
Abbiamo la sua benedizione….
Noi siamo a metà strada tra la follia e il rischio coccolone.
E lo ringraziamo di nuovo.
Poi, o prima, adesso non ricordo, l’emozione mi è risalita tipo fiume in piena, accetta di fare una foto con noi. |
Non so dirvi con esattezza a chi stesse regalando il suo sorriso, ma mi piace pensare che fosse contento di essere in mezzo a due persone che si sono innamorate grazie a lui…
Avere lì tutti i Duran implica fasi fare un autografo da tutti e cinque.
Ste si occupa di Andy e Roger, io lo chiedo a Nick, e mentre lui mi firma il libretto io mi perdo a parlare con gli altri, e non mi accorgo che Nick ha finito ed è lì che mi aspetta con il libretto e la penna in mano… |
Con Simon è dura, è stanchissimo e non ha nessuna voglia di firmare alcunché.
Io ormai sono senza ritegno, e gli dico: “Please, Simon… Be kind!”.
Lui mi fa un mezzo sorrisino, poi agita la penna come una scimitarra e firma…Ecco
arrivare il NOZOMI, ed ecco John che lo guarda avvicinarsi come un
bambino guarderebbe il suo primo trenino elettrico…
Poi il suo sorriso all’improvviso si fa più serio, come dice Ste
“E’ entrato in modalità PRESTO! DOBBIAMO PARTIRE”.
Saliamo sul treno, noi nel nostro vagone, loro più avanti…
A nessuno viene in mente di andare a disturbarli, tanto li rivedremo
alla Tokyo Station...
Eccoci lì, tutti e quattro, a non renderci conto di quello che abbiamo appena visto, fatto, vissuto.
Ed ecco che in un baleno… Tokyo. |
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Quando mancano pochi minuti all’arrivo ci alziamo e ci avviciniamo all’uscita.
C’è un bagno.
E da quel bagno, chi ti spunta furtivo?
JOHN.
Non ci vede, perché noi ci teniamo un po’ a distanza e non vogliamo che si senta a disagio nel vedersi pizzicato all’uscita del bagno…
È pur sempre una star, e si sa che le star non fanno pipì.
Una volta scesi tutti, li pediniamo e salutiamo ancora un po’, poi si arriva ai furgoncini che li porteranno in albergo…
Domani li aspetta e ci aspetta un altro concerto…
With love, Eden
(10/06/2006) |
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Eden ha 2 messaggi.
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